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Se
vogliamo metterla in
questi termini, d’accordo.
Mota
è una
maschera.
L’ultimo
ritrovato di
una grossolana tecnologia, al fine di scomparire dentro
la
scrittura.
Racconti.
Strani congegni
definiti “romanzi”. Tenersi pronti per nuove possibilità.
Cercare di non distogliere mai lo sguardo, finché si riesce a
sopportare ciò che si vede. Anche oltre la sopportazione, a
volte. Imbattersi in una soluzione provvisoria, un metodo
provvisorio, uno stile. Discorsi. Luoghi. Le carte geografiche di
quei mondi che il caso si è dimenticato di plasmare. I loro
abitanti. Tonnellate di materia di questo tipo, ammassate in una
sorta di “camera delle meraviglie”.
Lo
so. Adesso la
confusione è massima.
Mi
risulta molto
difficile presentare Mota.
In
fondo, però, ho
allestito questa commedia proprio per non dovermi più
presentare.
Siamo
a posto così,
quindi.
Good
things…
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